In mezzo a tanti furbi…

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…oggi la Prof ha riconsegnato la verifica, ha preso 8 e mezzo, ma lui si è accorto che si era

dimenticata della domanda numero 7 che lui aveva saltato. Non poteva essere otto e mezzo.

Così lo dice alla Prof, “prof, ma è sicura? si è accorta che la 7 l’avevo saltata?”

E lei ha detto di no, non se ne era accorta ma che se voleva poteva farla al momento, così che lei potesse correggerla.

Corretta la domanda 7, il voto è rimasto lo stesso perchè Luca non ha fatto errori.

Quando è tornato a casa, mentre mi raccontava questo mi si è riempito il cuore di orgoglio.

Non ha fatto il furbo, è stato sincero. E questo è servito a lui, a me e alla prof.

Perchè in mezzo a tanti furbi, lui ha scelto la strada del rispetto e dell’onestà.

In mezzo a tanti furbi lui resiste.

Talenti

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Uno dei compiti a mio avviso più importanti oggi della genitorialità, è aiutare i propri figli a trovare i loro talenti. Da sempre sostengo che il buon genitore deve riuscire a organizzare un tempo di qualità affinchè possano fare esperienza, abbastanza esperienza della vita, affinchè possano scoprire cosa piace, cosa appassiona e cosa invece no, assolutamente no. Ci meravigliamo di vederli arrivare alla scelta della scuola superiore nella grande maggioranza dei casi errata, per poi proseguire con un percorso universitario che ci porterà ad un lavoro, ma non è detto alla felicità. Questo succede perchè si crede che la scelta di un percorso di studi si fa in terza media o in quinto superiore, invece si fa prima, molto prima ed esattamente a partire dai 3 anni. Le strutture neurologiche e la memoria cellulare, la memoria delle pelle, le emozioni provate durante l’infanzia e l’adolescenza, sono i grandi decisori di chi saranno da grandi. Ci si meraviglia quando troviamo i ragazzi apatici e rassegnati, emotivamente distaccati perchè di fondo non li abbiamo “nutriti” come si farebbe cin una piantina destinata così a restare piccola, in un luogo piccolo a sentirsi piccoli. Così nasce la domanda che vi pongo qui, cari genitori. Come faccio a sapere se a mio figlio piace cantare se non lo porto mai a un karaoke? Come faccio a sapere se gli piace l’arte se non lo porto a una mostra di arte contemporanea o se gli piace la pittura se non lo porto al museo. Le domande scorrono tutte così nello stesso modo. Come pretendiamo di sapere cosa piace e cosa no se l’unico veicolo di informazione che hanno i nostri ragazzi è ciò che ci suggerisce un algoritmo? Uno smartphone. Come fanno a credere che leggere sia fantastico se non ci vedono emozionati mentre ne leggiamo uno? Il ruolo del genitore può essere quello di fornire i beni essenziali alla sopravvivenza o può essere l’avventura più meravigliosa che si possa fare. Insieme. Vostra Azzurra

E’ un uomo di scienza ( per questo lo riempio di arte )

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Uno dei più grandi bias cognitivi (automatismi mentali dai quali si generano credenze e da cui si traggono decisioni veloci) che riconosco in ambito educativo recita così :” ama la matematica quindi offro stimoli di aree matematiche” oppure ” è portata per le lingue quindi escludo un giro al museo della scienza” e così via.

Il partito preso sfortunatamente danneggia i nostri figli. Li privi di esperienze, li priva di emozioni.

Li fa crescere serrati in una bolla e al momento della scelta della scuola superiore, sbagliano.

I nostri figli devono crescere esposti alla bellezza, che sia delle geometrie della natura, che sia di una poesia o di un’opera lirica. Ai nostri figli non dobbiamo passare i nostri pregiudizi, i nostri limiti.

A mio figlio che vuole fare il neurochirurgo ad esempio, faccio fare esperienza teatrale.

Così come lo porto a spasso per i musei d’arte, dei grandi pittori, con la stessa passione con cui visita il Cern di Ginevra.

Ai nostri figli lasciamo la possibilità di manifestarsi in itinere, anche se hanno palesato ambizioni precise, nessun preconcetto.

(In foto mio figlio Luca che fa la comparsa a uno spettacolo di opera lirica)

La ( brutta ) simmetria

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Parlare e argomentare e spiegare

Lo fanno tutte le brave mamme con i loro figli, le mamme che vogliono figli intelligenti,

che sviluppano il pensiero critico, non futuri servi ma essere pensanti.

Niente di più meraviglioso!

Ma, ma c’è un ma, bisogna fare attenzione nel tempo a un rischio molto possibile,

quello di crescere un bimbi simmetrico.

Il bambino simmetrico non è abituato alla fiducia cieca, al ” perchè l’ho detto io”.

E la mancanza di questa che risulta essere a volte un salvavita per il bambino stesso e per la famiglia, cresce quando si tende a riempire il bambino di informazioni.

Troppe informazioni a volte.

Il bambini finisce di credere a volte, che ne cerchiamo l’approvazione.

E diventa simmetrico.

Come in ogni intervento educativo, capire il momento e il contesto è un esercizio che sappiamo dover fare.

Sostegno ai talenti

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L’altro giorno ho dovuto fare 180 km per partecipare a un evento scientifico nazionale.

180 km che mi hanno fatto riflettere sul fatto che vivere in un paesino svantaggia di suo.

Quando sul territorio non ci sono opportunità culturalmente adatte a bambini e ragazzi.

Così in casa come a scuola, sostenere i talenti dei ragazzi è troppo difficile e costoso.

Così si rischia di perdere opportunità di scoperta, si rischia l’omologazione, se si vive ad esempio in un territorio dove non ci sono facoltà e tutto il percorso deve essere sostenuto dalle famiglie, come se si vive in una città universitaria dove più facile l’esposizione e la partecipazione a eventi anche differenti tra loro.

La questione è semplice. Come fa un genitore a sostenere il talento del proprio figlio se fuori dai centri culturalmente attivi? Come fa la scuola a indirizzare in terza media l’alunno, quando sul territorio non ci sono che due università? Le partenze dei nostri ragazzi sono “obbligate” quando sul territorio non c’è terreno fertile.

Così penso a mio figlio che è costantemente esposto agli stimoli, che va via via selezionando ciò che è di sua attitudine a fronte di esperienze reali fatte negli anni.

Con tutto il sacrificio della sua famiglia, che lo sostiene ma che deve essere attento a cercare, selezionare, partire, con tutto il carico di sacrifici e soddisfazioni.

Quanti dei nostri ragazzi non sa nemmeno di avere talento solo perchè “fuori dalle occasioni”.

Trovare il talento e sostenerlo è difficile.

In foto Luca durante la manifestazione SHARPER LA NOTTE DEI RICERCATORI di Perugia

Mamma posso leggere un pò?

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Ad un certo punto della serata gli dico di spegnere la tv in sala e di andare a letto.

Mi chiede 5 minuti e io acconsento.

Appena arriva a letto lo sento, puntuale: ” Mamma posso leggere un pò?”

E mi innamoro.

Mi innamoro dell’innocenza della sua domanda

Mi innamoro del fatto che ama leggere

Mi innamoro del fatto che non lo sa, che maggior parte dei suoi coetani non ha nemmeno una libreria in casa e non legge anche se questo mi rammarca

Mi congratulo con me perchè so di avergli dato il buon esempio e anche di più

Ama i libri, legge, impara conosce.

Attraverso i libri, lui ancora non lo ha ben capito, ma avrà il mondo tra le mani

Insieme ai viaggi avrà le esperienze, i sogni, come l’arte, i libri riescono a essere arte

Mi commuovo, sa leggere, inteso come qualcuno che riconosce la magia di un libro

Il potere di un libro, perchè se si legge solo per imparare una lezione dettata da qualcuno, saprai sempre e solo ciò che qualcuno ha deciso tu dovessi sapere e imparare,

ma se saprai amare una libreria, una biblioteca, saprai di avere un potere in più,

la libertà di scegliere, la libertà di imparare ciò che ti interessa e coltivare le tue passioni,

che sia una storia, un fumetto, un albo illustratato.

Leggere sin dalla più tenera età contiene molto di più di una opportunità.

Così aspetto e nel cuore terrò questa domanda che mi fa perchè è ancora piccolo,

non gliel’ho ancora detto che per me può leggere tutte le sere, adoro il fatto che me lo chieda ancora, adoro quella domanda che racchiude tutta la mia speranza, tutto il mio orgoglio.

In foto il libro che sta leggendo

la bellezza

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amo mio figlio mostrandogli la bellezza ogni dove

ogni tempo

non possiamo sapere cosa faranno nella vita i nostri figli ma possiamo educarli alla bellezza

che si trova in un luogo

in un momento

e capisco di esserci riuscita quando allunga la mano per poter toccare un libro antico di astronomia

o quando si lamenta dei pochi quadri in mostra in un museo

o quando ti confida che ama viaggiare per il mondo

senza sapere che il mondo è tutto ciò che ho da offrirgli

nelle sue mani sarà felice

Il telefonino è un’arma a tutte le età

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Sarebbe bello potersi convincere che lo smartphone ci serve,

se non fosse che io vedo più servitori che serviti.

Perchè il telefonino è un’arma a ogni età.

Se sono troppo piccoli disturba lo sviluppo.

Se sono ragazzi rischiano la dissociazione dalla realtà con tutte le conseguenze.

Se sono adulti vivono di aspettative legate a una cultura basata su algoritmi.

Se sono sposati separa.

Non so come la vedete voi, ma dovremmo tutti andare a scuola di telefonino,

così tanto per non farci seppellire credendo di essere noi i padroni ( in crisi di astinenza se non c’è la WIFI )

Mamma fammi ridere!

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Mi sembra una cosa da raccontare questa

Il modo in cui cambia il rapporto fisico e mentale con tuo figlio

Cambia anche il modo di ridere!

Quando sono piccoli la voce e il contatto e poi?

Poi te lo ritrovi a 9 anni e inizi a chiederti quale modo corretto per stargli vicino senza perderlo…

E arriva lui mentre ridiamo a crepapelle prendendoci in giro con ironia

In maniera più sofisticata! Abbassiamo lo stress quando c’è e salvaguardiamo il rapporto

Me lo chiede lui, mamma continua a farmi ridere!

Finchè possiamo ridere insieme fino ad avere le lacrime agli occhi anche se bisticciamo, so che si fida di me.

i figli saponetta

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sono quelli che poi perdi, ti scivolano via,

sono i figli che non abbiamo sufficientemente seguito e conosciuto

sono quelli che le agenzie educative a volte conoscono meglio.

Ad un certo punto li senti i genitori che hanno i figli saponetta.

Non sanno quali sono i talenti scolastici, sicuramente sanno quale squadra tifano, come si chiama la migliore amica, quali marche di vestiti indossano.

Ma non quando si arriva alla scelta della scuola superiore, crollano.

Per non parlare dell’università. I figli saponetta sono quelli che spesso sbagliano direzione e non perchè non siano competenti ma perchè non hanno avuto indicazioni educative chiare da parte dei genitori che spesso intendono la parola LIBERTA’ con delega e lassismo.

Non siamo genitori per obbligare nessuno, siamo genitori quando conosciamo i nostri figli e non ci spaventa stare con loro.

Non come i terribili due anni e poi la terribile adolescenza. Di terribile c’è solo il vuoto che c’è in mezzo.