Uno dei compiti a mio avviso più importanti oggi della genitorialità, è aiutare i propri figli a trovare i loro talenti. Da sempre sostengo che il buon genitore deve riuscire a organizzare un tempo di qualità affinchè possano fare esperienza, abbastanza esperienza della vita, affinchè possano scoprire cosa piace, cosa appassiona e cosa invece no, assolutamente no. Ci meravigliamo di vederli arrivare alla scelta della scuola superiore nella grande maggioranza dei casi errata, per poi proseguire con un percorso universitario che ci porterà ad un lavoro, ma non è detto alla felicità. Questo succede perchè si crede che la scelta di un percorso di studi si fa in terza media o in quinto superiore, invece si fa prima, molto prima ed esattamente a partire dai 3 anni. Le strutture neurologiche e la memoria cellulare, la memoria delle pelle, le emozioni provate durante l’infanzia e l’adolescenza, sono i grandi decisori di chi saranno da grandi. Ci si meraviglia quando troviamo i ragazzi apatici e rassegnati, emotivamente distaccati perchè di fondo non li abbiamo “nutriti” come si farebbe cin una piantina destinata così a restare piccola, in un luogo piccolo a sentirsi piccoli. Così nasce la domanda che vi pongo qui, cari genitori. Come faccio a sapere se a mio figlio piace cantare se non lo porto mai a un karaoke? Come faccio a sapere se gli piace l’arte se non lo porto a una mostra di arte contemporanea o se gli piace la pittura se non lo porto al museo. Le domande scorrono tutte così nello stesso modo. Come pretendiamo di sapere cosa piace e cosa no se l’unico veicolo di informazione che hanno i nostri ragazzi è ciò che ci suggerisce un algoritmo? Uno smartphone. Come fanno a credere che leggere sia fantastico se non ci vedono emozionati mentre ne leggiamo uno? Il ruolo del genitore può essere quello di fornire i beni essenziali alla sopravvivenza o può essere l’avventura più meravigliosa che si possa fare. Insieme. Vostra Azzurra
Uno dei più grandi bias cognitivi (automatismi mentali dai quali si generano credenze e da cui si traggono decisioni veloci) che riconosco in ambito educativo recita così :” ama la matematica quindi offro stimoli di aree matematiche” oppure ” è portata per le lingue quindi escludo un giro al museo della scienza” e così via.
Il partito preso sfortunatamente danneggia i nostri figli. Li privi di esperienze, li priva di emozioni.
Li fa crescere serrati in una bolla e al momento della scelta della scuola superiore, sbagliano.
I nostri figli devono crescere esposti alla bellezza, che sia delle geometrie della natura, che sia di una poesia o di un’opera lirica. Ai nostri figli non dobbiamo passare i nostri pregiudizi, i nostri limiti.
A mio figlio che vuole fare il neurochirurgo ad esempio, faccio fare esperienza teatrale.
Così come lo porto a spasso per i musei d’arte, dei grandi pittori, con la stessa passione con cui visita il Cern di Ginevra.
Ai nostri figli lasciamo la possibilità di manifestarsi in itinere, anche se hanno palesato ambizioni precise, nessun preconcetto.
(In foto mio figlio Luca che fa la comparsa a uno spettacolo di opera lirica)
Lo fanno tutte le brave mamme con i loro figli, le mamme che vogliono figli intelligenti,
che sviluppano il pensiero critico, non futuri servi ma essere pensanti.
Niente di più meraviglioso!
Ma, ma c’è un ma, bisogna fare attenzione nel tempo a un rischio molto possibile,
quello di crescere un bimbi simmetrico.
Il bambino simmetrico non è abituato alla fiducia cieca, al ” perchè l’ho detto io”.
E la mancanza di questa che risulta essere a volte un salvavita per il bambino stesso e per la famiglia, cresce quando si tende a riempire il bambino di informazioni.
Troppe informazioni a volte.
Il bambini finisce di credere a volte, che ne cerchiamo l’approvazione.
E diventa simmetrico.
Come in ogni intervento educativo, capire il momento e il contesto è un esercizio che sappiamo dover fare.
L’altro giorno ho dovuto fare 180 km per partecipare a un evento scientifico nazionale.
180 km che mi hanno fatto riflettere sul fatto che vivere in un paesino svantaggia di suo.
Quando sul territorio non ci sono opportunità culturalmente adatte a bambini e ragazzi.
Così in casa come a scuola, sostenere i talenti dei ragazzi è troppo difficile e costoso.
Così si rischia di perdere opportunità di scoperta, si rischia l’omologazione, se si vive ad esempio in un territorio dove non ci sono facoltà e tutto il percorso deve essere sostenuto dalle famiglie, come se si vive in una città universitaria dove più facile l’esposizione e la partecipazione a eventi anche differenti tra loro.
La questione è semplice. Come fa un genitore a sostenere il talento del proprio figlio se fuori dai centri culturalmente attivi? Come fa la scuola a indirizzare in terza media l’alunno, quando sul territorio non ci sono che due università? Le partenze dei nostri ragazzi sono “obbligate” quando sul territorio non c’è terreno fertile.
Così penso a mio figlio che è costantemente esposto agli stimoli, che va via via selezionando ciò che è di sua attitudine a fronte di esperienze reali fatte negli anni.
Con tutto il sacrificio della sua famiglia, che lo sostiene ma che deve essere attento a cercare, selezionare, partire, con tutto il carico di sacrifici e soddisfazioni.
Quanti dei nostri ragazzi non sa nemmeno di avere talento solo perchè “fuori dalle occasioni”.
Trovare il talento e sostenerlo è difficile.
In foto Luca durante la manifestazione SHARPER LA NOTTE DEI RICERCATORI di Perugia
Ad un certo punto della serata gli dico di spegnere la tv in sala e di andare a letto.
Mi chiede 5 minuti e io acconsento.
Appena arriva a letto lo sento, puntuale: ” Mamma posso leggere un pò?”
E mi innamoro.
Mi innamoro dell’innocenza della sua domanda
Mi innamoro del fatto che ama leggere
Mi innamoro del fatto che non lo sa, che maggior parte dei suoi coetani non ha nemmeno una libreria in casa e non legge anche se questo mi rammarca
Mi congratulo con me perchè so di avergli dato il buon esempio e anche di più
Ama i libri, legge, impara conosce.
Attraverso i libri, lui ancora non lo ha ben capito, ma avrà il mondo tra le mani
Insieme ai viaggi avrà le esperienze, i sogni, come l’arte, i libri riescono a essere arte
Mi commuovo, sa leggere, inteso come qualcuno che riconosce la magia di un libro
Il potere di un libro, perchè se si legge solo per imparare una lezione dettata da qualcuno, saprai sempre e solo ciò che qualcuno ha deciso tu dovessi sapere e imparare,
ma se saprai amare una libreria, una biblioteca, saprai di avere un potere in più,
la libertà di scegliere, la libertà di imparare ciò che ti interessa e coltivare le tue passioni,
che sia una storia, un fumetto, un albo illustratato.
Leggere sin dalla più tenera età contiene molto di più di una opportunità.
Così aspetto e nel cuore terrò questa domanda che mi fa perchè è ancora piccolo,
non gliel’ho ancora detto che per me può leggere tutte le sere, adoro il fatto che me lo chieda ancora, adoro quella domanda che racchiude tutta la mia speranza, tutto il mio orgoglio.
sono i figli che non abbiamo sufficientemente seguito e conosciuto
sono quelli che le agenzie educative a volte conoscono meglio.
Ad un certo punto li senti i genitori che hanno i figli saponetta.
Non sanno quali sono i talenti scolastici, sicuramente sanno quale squadra tifano, come si chiama la migliore amica, quali marche di vestiti indossano.
Ma non quando si arriva alla scelta della scuola superiore, crollano.
Per non parlare dell’università. I figli saponetta sono quelli che spesso sbagliano direzione e non perchè non siano competenti ma perchè non hanno avuto indicazioni educative chiare da parte dei genitori che spesso intendono la parola LIBERTA’ con delega e lassismo.
Non siamo genitori per obbligare nessuno, siamo genitori quando conosciamo i nostri figli e non ci spaventa stare con loro.
Non come i terribili due anni e poi la terribile adolescenza. Di terribile c’è solo il vuoto che c’è in mezzo.